I livelli di ossigeno in circa 400 laghi sparsi tra Stati Uniti ed Europa stanno decadendo piuttosto velocemente: è la preoccupante conclusione a cui è giunto uno studio pubblicato su Nature ad inizio giugno. Se per le acque superficiali la diminuzione è del 5,5%, dovuto perlopiù all’incremento nella presenza di fitoplancton, per le acque di profondità si parla di un -18,6%, causato dal fatto che all’aumentare delle temperature l’ossigeno riduce purtroppo la sua solubilità, ovvero la capacità di disciogliersi nell’acqua.
Gli studiosi ritengono che il calo sia da mettere in relazione con le attività umane, le principali indiziate quando la qualità di ogni ecosistema naturale decade: in particolare l’innalzamento delle temperature e l’aumento della torbidità dell’acqua, dovuto alle acque reflue e alla diffusione dei fertilizzanti, sono gli indiziati numero uno.

Se fin dal 1960 era noto il fenomeno riguardante gli oceani, che però avrebbero perso solo il 2% dell’ossigeno, nulla si sapeva dei laghi interni: il maggior merito di questo studio è quello di mettere in relazione centinaia di laghi tra loro, superando i limiti di alcuni studi, già noti, che però analizzavano la situazione di un solo specchio d’acqua.
I problemi relativi alle acque profonde sono potenzialmente devastanti per le specie ittiche che vivono in acque fredde: se questi vanno a cercare acqua fredda a grande profondità, la carenza di ossigeno li uccide. Le specie più tolleranti delle alte temperature, rimanendo nelle acque di superficie, potranno invece sopravvivere anche in ragione di una minore diminuzione dei livelli di ossigeno.
Gli effetti di questo fenomeno influenzano comunque, in maniera diretta, anche la nostra vita quotidiana, incidendo sensibilmente sulla qualità di riserve di acqua potabile.

Circa un quarto dei laghi, tuttavia, presenta diminuzioni significative dell’ossigenazione anche in superficie, pessimo segno, attribuibile all’anormale crescita delle fioriture di alghe. In questi laghi la diminuzione dell’ossigeno in profondità è già ad un tale livello di gravità, da rendere tali ambienti invivibili per molte specie. A peggiorare la situazione i sedimenti che aumentano in questi fondali e che producono gas metano, un potente gas serra.

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