Il 13 giugno si è votato, in Svizzera, su alcuni quesiti referendari che promuovevano modifiche legislative per introdurre, nel paese elvetico, il bando all’utilizzo di pesticidi in agricoltura nonché il divieto di importare cibi per la cui produzione fosse previsto l’impiego di tali sostanze. Altri quesiti riguardavano la riduzione dell’impatto inquinante dell’agricoltura sull’acqua potabile, l’introduzione di ulteriori tasse su carburanti e biglietti aerei, la riduzione delle emissioni inquinanti delle industrie. Tutte queste misure erano propedeutiche all’impegno del paese alpino per il dimezzamento delle emissioni di CO2 entro il 2030, nonché il raggiungimento della neutralità carbonica entro metà secolo.
Nonostante l’iniziale vantaggio che i sondaggi davano al fronte del sì, l’impegno di industriali e partiti politici per il no, aumentato esponenzialmente all’avvicinarsi dell’appuntamento referendario, ha cambiato le carte in tavola: utilizzando lo spauracchio di un paventato rischio di crollo degli approvvigionamenti, unito a quello dell’impatto nelle nuove misure sull’economia, l’establishment ha in realtà difeso gli interessi nazionali, considerato che la Svizzera è uno dei più grande produttore di pesticidi del mondo.
Tra le ragioni più diffuse di questi no quella secondo cui la Svizzera sarebbe responsabile solo dello 0,1% delle emissioni globali: le misure eventualmente approvate sarebbero quindi state irrilevanti di fronte al quadro generale del pianeta. Come se ogni singolo cittadino potesse evitare di fare la differenziata, o potesse impunemente inquinare, solo perché l’effetto dei suoi cattivi comportamenti sarebbe irrilevante nei confronti della situazione planetaria.
Da una parte, quindi, le lobby economiche dei pesticidi e del petrolio, le associazioni automobilistiche, dall’altro gli ambientalisti: hanno vinto i primi, con buona pace dell’ambiente.
Come sarà possibile giungere a risultati veri nella lotta contro il cambiamento climatico e in quella contro l’inquinamento, quando non siamo nemmeno in grado di dire no ai pesticidi nei cibi che mangiamo tutti i giorni? Alla Svizzera va comunque il plauso per aver portato questi temi alla ribalta della politica nazionale: in altri paesi, come l’Italia, il silenzio è assordante.

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